Prefazione al libro “Cure naturali per i cavalli – I consigli di un veterinario al galoppo”

il dottore, come il cavaliere della valle solitaria, arriva al galoppo, scende di sella dal suo fuoristrada consunto da migliaia di chilometri, guarda il cavallo, lo accarezza, gli soffia dentro le froge, gli parla. Intanto, come se fosse una cosa secondaria, ascolta quanto l’animale e il suo corpo hanno da dirgli, mentre sembra dipingere con le mani, sul dorso o sul ventre, degli affreschi immaginari che raccontano la sofferenza, il dolore, la rassegnazione. Un’altra carezza prima che lo stetoscopio faccia il suo lavoro, e un breve sussurro.
Il dottore in questione si chiama Stefano Morini ed è uno straordinario veterinario che, nell’epoca di internet, social network, presto e subito, hic et nunc ha deciso di curare i cavalli e tutti gli animali (compreso un neghittoso giornalista) con le erbe e con rimedi naturali dai nomi quanto meno fantasiosi da ricetta stregonesca. Una sorta di sacerdote druido, un folle, un sognatore, un iconoclasta della farmacopea chimica? Al contrario, un veterinario di prim’ordine, uno che conosce l’anatomia e la patologia medica come pochi, forse un sognatore, certamente uno scienziato. A lui si arriva per disperazione, dopo averle provate tutte, quando ormai il caso clinico sembra non avere più speranze. Intendiamoci, non è facile avere a che fare con il dottor Morini: la persona è buona, gentile ed educata, nonostante l’aspetto poco rassicurante da guerriero unno, ma il veterinario che vi si annida è inesorabile. Vuoi salvare il tuo cavallo? Vuoi che torni a saltare, correre, galoppare o almeno a pascolare felice in un paddock? Tre dosi di un’erba che cresce nella bassa Patagonia da somministrare tutte le mattine per quaranta giorni, sessanta gocce di estratto di raperonzolo alla sera, un massaggio con l’olio del cipresso nano tibetano ogni martedì pomeriggio, e così via. Roba che ti fa passare la voglia, perché nessuno ha più tempo per fare nulla, figuriamoci impiegare intere giornate per curare un cavallo. Una pillola e via, se no amen. Già, amen, nel senso letterale del termine. Perché se non avessimo visto con i nostri occhi e pubblicato da anni sulla rivista per cui scriviamo, Cavallo Magazine, alcune gravi patologie risolte miracolosamente dal nostro amico veterinario, verrebbe davvero da pensare a una sorta di stregoneria.
In realtà, trattasi di ignoranza da parte nostra. Perché i medicinali tradizionali altro non sono che l’evoluzione chimica e sintetica delle erbe, con la differenza che queste ultime, se opportunamente impiegate, non hanno controindicazioni di alcun tipo. Occorre semplicemente più tempo, grande pazienza da parte di chi cura e da parte del proprietario dell’animale, ma i risultati sono incredibili, come si puo evincere dalle pagine di questo libro che raccoglie alcuni tra i casi più emblematici.
E, naturalmente, una competenza scientifica e professionale incommensurabile da parte del veterinario. Il quale, nel nostro caso, arriva al galoppo come il cavaliere della valle solitaria, scende di sella dal suo fuoristrada consunto da migliaia di chilometri, guarda il cavallo, lo accarezza, gli soffia dentro le froge, gli parla. E lo cura, a volte addirittura lo salva. Poi risale in sella, come in un film di John Ford, per allontanarsi in una nuvola di polvere. Fino al prossimo caso disperato, fino al prossimo cavallo.

Uberto Martinelli