Intervista a Cavallo Magazine

Si avvicina al cavallo con calma guardandolo negli occhi, gli passa una  mano dolcemente sul collo e gli soffia leggermente nelle narici.
Il cavallo, immobile, denota nello sguardo serenità e attenzione. Si vede che ha fiducia in quell’uomo grande e grosso, con la testa rasata e i baffoni che lo fanno somigliare ad un placido tricheco.
“Ecco, i miei pazienti dovrebbero assumere tutti questo atteggiamento quando mi avvicino loro: attenti e fiduciosi. Ma un animale, cavallo, delfino o
tartaruga che sia, ha una sensibilità che gli uomini non hanno più. Forse l’avevano una volta, ma poi il progresso gliel’ha fatta perdere. Io non ho inventato nulla, anzi a volte quasi mi vergogno dei successi che ottengo.
Forse, cercando di guardare avanti, ho fatto un balzo indietro nel tempo”.
Stefano Morini, cinquantenne, emiliano di Reggio, è un medico veterinario che cura i suoi pazienti, terrestri e marini (nel mondo dei delfini è ben conosciuto e stimato), non solo con le medicine tradizionali, ma soprattutto con la fitoterapia e la chiropratica.
“La fitoterapia consiste nella cura con rimedi a base di sostanze vegetali (tisane, cataplasmi per uso locale, estratti alcolici da radici, piante,
fiori, foglie) che curano praticamente ogni patologia conosciuta” spiega Morini “ma quello che più è importante è che la fitoterapia cura la causa
della malattia non solo gli effetti, i sintomi. In particolare fa sì che l’organismo produca di nuovo le sostanze che gli necessitano. Non ci sono effetti collaterali, nè interferenze con terapie farmacologiche, anzi associando fitoterapie e farmaci, spesso si ottiene un risultato ottimale.

La chiropratica, invece, è letteralmente l’uso delle mani nella cura delle patologie. Manipolando con le dita e le mani le giuste aree di un organismo, si ottengono eccellenti risultati non solo per togliere il dolore, ma per curare realmente organi malati. La chiropratica, come viene ufficialmente riconosciuta, usa soprattutto i massaggi applicati alla colonna vertebrale, in quanto si considera che ogni malattia sia causata da un assetto non perfetto delle vertebre. Ma io mi sono spinto più in là: uso la tecnica della pressione con dita e mani (digitopressione) su tutto il corpo del cavallo sia per rimetterlo in forma (se è un atleta) togliendo le rigidità muscolari e articolari, sia per guarirlo da vere e proprie malattie in corso.

La tecnica pressoria va usata, non solo seguendo la topografia dei meridiani dell’agopuntura e dello shiatzu, ma anche agendo direttamente sulla parte malata. Le patologie da me risolte vanno dalla bolsaggine al cancro al fettone, dalle coliche all’astenia nervosa, all’epilessia; in pratica in ogni campo si può agire con questi metodi terapeutici. Molto spesso queste terapie naturali evitano il ricorso ad interventi chirurgici, con risparmio
di rischi sanitari per il cavallo e spese elevate per il proprietario.
Spesso, inoltre, animali con patologie resistenti alle terapie farmacologiche hanno grandi benefici con l’uso di fitoterapia e chiropratica. Gli animali, infatti, sono molto più sensibili di noi uomini alle terapie naturali, che ricalcano, in fondo, situazioni che essi vivono
abitualmente in natura: per esempio nel loro ambiente naturale si cibano di erbe medicamentose per curarsi e si automassaggiano rotolandosi per terra o
strusciandosi contro alberi, rocce o tra di loro”.

Ci può raccontare qualche episodio riguardante i suoi interventi?
“Ne ho tanti, non saprei da dove cominciare! Però posso segnalare un caso di colica, una patologia che richiede un intervento immediato da parte del
veterinario che deve somministrare farmaci ad effetto rapido. Ebbene una sera venni chiamato da una scuderia: una cavalla era sdraiata e si rotolava.
Era in colica da parecchio tempo, ma nessuno se n’era accorto. La trovai in un paddock con lo sguardo sofferente, prostrata dal dolore.
Auscultandola non sentii nessun suono, a parte un tintinnio metallico, davvero un brutto segno, come sanno tutti i veterinari. La feci alzare e con l’aiuto dell’uomo di scuderia cominciai a farla passeggiare per evitare il volvolo intestinale. Le diedi radici polverizzate (tre tipi diversi) sciolte in vino bianco caldo. Certe polveri non sono solubili in acqua e io uso il vino, quello fermo, naturalmente, non quello frizzante! Dopo un paio d’ore la cavalla passeggiava da sola. Il giorno dopo mangiava regolarmente.
Altri casi facilmente risolvibili con la fitoterapia sono quelle di bolsaggine. Qui uso tisane con erbe particolari che hanno effetto sui bronchi ed estratti di erbe, in particolare l’equiseto, da somministrare per bocca. L’equiseto salda gli alveoli e ridà al tessuto alveolare la sua elasticità. La cura per la bolsaggine dura un paio di mesi e il cavallo recupera in genere al 70 per cento la funzionalità totale respiratoria. Poi naturalmente occorre che sia trattato adeguatamente: lettiera sempre pulita, e non polverosa, molto paddock e soprattutto fieno ben lavato, non solo bagnato”.

Dottor Morini, ci può raccontare qualche altro episodio?
“Ricordo come risolsi ad un Quarter Horse un problema di cancro al fettone.
Il cancro al fettone è un marcimento proliferativo del tessuto molle del piede. Il cavallo era già stato trattato chirurgicamente e con antinfiammatori ma non riusciva a guarire. Io gli applicai un cataplasma con antinfiammatori a base di erbe e astringenti localmente e fasciai il piede con della tela di sacco che doveva essere cambiata ogni tre giorni. Per bocca gli somministrai antinfiammatori naturali e sostanze, sempre a base di erbe, per aumentare le difese immunitarie e altre erbe ancora per irrobustire ossa e cartilagini. La terapia è durata un mese e il cavallo è guarito perfettamente.
Un altro caso che ricordo con piacere è quello di un puledro Quarter che la madre aveva partorito stando in piedi. Cadendo, il piccolo si era fratturato tibia e perone. Era stato portato subito in clinica, operato, e gli fu applicata un’ingessatura in vetroresina. E fin qui era andato tutto bene. Il guaio fu che il puledro, agitandosi, aveva scheggiato all’altezza del carpo la vetroresina che, seghettandosi, aveva tranciato l’articolazione. Due colleghi, chiamati prima di me avevano affermato che non c’era nulla da fare, che il puledro andava abbattuto. Il proprietario dell’allevamento, come ultima spiaggia, provò a chiamare me. Quando arrivai trovai una scena allucinante: il puledrino aveva la febbre altissima e nel box, mescolati alla lettiera frammenti di cartilagini fuoruscite dalla ferita. Lo curai per bocca con antinfiammatori e antipiretici, poi equiseto per irrobustire le ossa e cartilagine di squalo. Localmente applicai impacchi di erbe per cicatrizzare e irrobustire i tessuti molli e la pelle. La cura durò tre mesi, ma il piccolo recuperò totalmente e fu venduto due anni dopo come cavallo da sella!”.

Le cure sono generalizzate, cioè per ogni patologia c’è una cura fissa?
“In linea di massima sì, in pratica no, perchè ogni cavallo è un caso a sè.
Io non posso curare per telefono, dicendo date questo o quello, devo vedere il cavallo, visitarlo, capire quale sia la cura più adatta a lui. Inoltre, praticando oltre alla fitoterapia la chiropratica, è inevitabile la mia presenza”.

La terapia naturale è più costosa di quella tradizionale?
“No, assolutamente no, anzi, nella maggior parte dei casi le cure costano molto meno”.

Dottor Morini, se qualche lettore di Cavallo Magazine volesse avere maggiori chiarimenti su queste terapie alternative?
“Possiamo dialogare anche via e-mail. Basta scrivere all’indirizzo naturvet.stefano.morini@gmail.com e siamo pronti a rispondere ad ogni quesito”.